Parete Est del Picco Meridionale del Cameraccio - Val Masino - nuova arrampicata
Posted by: AndreAffaticati on Apr 1, 2010
Un saluto a tutti gli amici del Fantasyclimbing.
Con estremo piacere compaio per la prima volta sul rinnovato sito.
Il modesto contributo che apporto vuole essere un omaggio all'arrampicata nella suo spirito fantasy. Lo spunto viene dall'apertura di una nuova via su una bella (issima) parete di granito in uno degli angoli più affascinanti e selvaggi della Val Masino, la val Cameraccio.
La vicenda, oggettivamente cosa di rilevanza relativa, ha estrema rilevanza interiore perché nasce vive e si evolve attraverso un personale spirito che ha sempre cercato di vivere l'arrampicata in modo non convenzionale.
Giulio Ronchin e il sottoscritto sono i principali protagonisti della scalata che ha visto in varie occasioni il contributo di Paolo Serralunga, Mario Vanni e Adis Rufatti. Il luogo è la "Botte" soprannome della parete Est del Picco meridionale del Cameraccio.
La colonna sonora che accompagna il sottoscritto e Giulio nel viaggio nel mondo verticale di granito della parete Est del Picco Meridionale del Cameraccio è Space Truckin', vecchio lungo brano dei Deep Purple, incasinato e lineare, ipnotico e visionario che alla fine verrà scelto come nome della via.
Il personale omaggio all'arrampicata fantasy non poteva però non coinvolgere anche il creatore, che ben conoscete, di quell'emozione già vissuta da molti di voi che è "Viaggio nello Spazio" per cui, ecco a voi,
"SPACE TRUCKIN"..................... un lungo viaggio nello spazio

Il brano si evolve con un inizio che lascia aperte diverse strade, è il sentiero che ci trasporta attraverso tutta la val di Mello lasciando il tempo di assorbire l'energia dalla pietra e di regolare il proprio ritmo quando ancora tutto è calmo, in quiete. Fuori e dentro. Un lungo nastro trasportatore che conduce alla zona d'imbarco.
Il lancio. Una impennata fino ad una netta virata a sinistra per aggirare la spalla del Cameraccio che si radica nel bosco di fondovalle. La musica, il ritmo aumenta, si fa concitato. Il respiro porta energia vitale in tutto il corpo.
Un fondo ripetitivo, ossessivo come la fatica e lo sguardo che corre avanti sul sentiero e conta i gradini, i passi poi le curve e ancora i gradini e i passi, ossessivo, con una lirica sovrastante che apre a squarci nello spazio dove appaiono veloci visioni di materia verticale.

La netta e lunga virata apre al Cameraccio, i suoni iniziano a diventare più nitidi, la musica cambia ma ancora non si svela e la dimensione verticale inizia a delinearsi. E' il caos dell'antica pioggia meteoritica cristallizzatasi alla base della parete attraversata da due particelle elettrizzate che rimbalzano fino alla stazione intermedia.
Il ritmo a poco a poco rallenta. E' la fase del riordino prima di lasciarsi andare. Mentre si completano i preparativi si indaga il silenzio dentro di noi cercando di captare le Vibrazioni che scorrono sulla superficie della pietra prima di immergercisi.
E' sufficiente un passo e il mare di granito ci assorbe. Un violoncello ipnotizzante introduce in una nuova dimensione dove il tempo non è più la condizione conosciuta ma può espandersi all'infinito.
Ciò che avviene nella nuova dimensione è un curioso viaggio dove ci intratteniamo lungamente con i mostri e le paure che abitano la nostra mente.
Mostri, paure, incubi diventano a poco a poco buoni compagni di viaggio e ci aiutano a trovare il percorso che ci porterà fino al bordo superiore di questo liquido magmatico per lanciarci poi nel viaggio di ritorno dove le esplosioni ritmiche, assordanti come i motori di un razzo in frenata ci riportano verso casa, all'inizio di un nuovo viaggio.
Picco Meridionale del Cameraccio - m.2743 - Val Cameraccio
Parete Est - SPACE TRUCKIN
Apritori: Andrea Affaticati e Giulio Ronchin con il contributo di Adis Rufatti, Paolo Serralunga e Mario Vanni in svariati, estenuanti e sofferti assalti, per usare una terminologia adatta al carattere epico eroico della vicenda, durante le estati 2006 e 2008.
Dislivello: 450 m. Sviluppo: 600/640 m. + 100m di cresta finale - 17 Lunghezze -
Tempo di percorrenza: indeterminato.
Avvicinamento:
Da San Martino (Val Masino) percorrere tutta la Val di Mello (45 min.).
Al ponte dove inizia il sentiero per la Val Torrone (vs. sinistra) proseguire diritti per raggiungere dopo 30/40 minuti le baite diroccate dell'Alpe Cameraccio (m.1400). All'altezza della prima baita parte verso sinistra il sentiero che porta in Val Cameraccio.
A quota m.1800 circa si raggiunge un alpeggio con baita che nel mese di agosto è a volte ancora utilizzata (50 min.). Poco dopo la baita il sentiero gira a sinistra facendosi più ripido e portando dopo 100 metri circa di dislivello fuori dal bosco.
All'altezza di un grosso masso utilizzato come ricovero per capre e pastori il sentiero devia verso destra. Si oltrepassano alcuni massi, poi un canalone attraversandone il torrente. Si rimonte il lato destro del canale fino a sbucare su prati.
Seguendo tracce di sentiero e segnavie si raggiunge un bivio contro una parete rocciosa con scritta: a destra Val Cassina, a sinistra Val Cameraccio. Prendere la direzione Val Cameraccio arrivando dopo pochi minuti ad una piccola conca con alcuni ruderi.
Proseguire per tracce verso sinistra attraversando un ruscello (50 min.). A questo punto (m. 2150 circa) si è quasi a ridosso della parete. Appena dopo il ruscello iniziare a salire a destra in un vago canalone erboso in direzione della parete con vaghe tracce che rimontano poco dopo il lato sinistro del canalone.
A questo punto, le tracce scompaiono, mirare un enorme masso posto circa 50 metri sotto l'inizio della parete. Raggiungerlo (pietraia), superarlo lasciandolo alla propria destra (buon posto da bivacco riparato) e per ripido prato si arriva alla base della placca iniziale.(30.min).
L'attacco è situato a circa 2300 m. di quota. Tempo totale dall'inizio della Val di Mello (Gatto Rosso) 3h30/4h.
Come alternativa, più diretta ma decisamente più faticosa (ripidi prati e pietraie senza tracce): raggiunto il grosso masso utilizzato come ricovero per capre e pastori) salire diritti verso la parete costeggiando tutta la base del Picco Darwin per giungere all'enorme masso posto a 50 metri dalla base della parete. (1h).

Considerazioni (di Giulio e mie):
magnifica, stupenda e superba scalata in ambiente grandioso e solitario che presenta diverse situazioni d'arrampicata e che richiede pertanto una certa poliedricità da parte della cordata
Primi tiri su placca d'aderenza molto bella a cui segue una zona erbosa di raccordo alla parte inferiore della via. In questa sezione si segue per due tiri una fessura difficilmente chiodabile che impone brevi tratti di artificiale delicato ed una libera fantastica.
Le successive quattro lunghezze "girano molto" su un terreno articolato e conducono alla cengia mediana (molto alpinistiche) In questo tratto 2 emozionanti runout [protetti con 1 fix] su robuste zolle erbose strapiombanti (Fin qui la chiodatura è a tratti abbastanza lunga.
La cengia mediana è un caratteristico lungo baffo erboso a forma di V aperta, ben visibile da terra, alla base dello spettacolare specchio di granito che caratterizza il settore superiore destro della parete.
Sezione superiore.
I tre lunghi tiri che superano lo specchio di granito sono chiodati decisamente più corti a causa della pressoché totale improteggibilità che purtroppo non ci ha consentito di scalare tutto in libera come speravamo [da sotto non si riesce a capire che il diedro e la fessura sono in realtà ciechi!].
Seguono tre tiri di uscita, riconciliatori, belli, più facili, fino alla cresta finale che facilmente e offrendo un panorama spettacolare sulla Val di Mello e la Val Torrone porta in vetta.
Materiale:
2 corde da 60m., dadi e friends fino al tre BD. Per quanto riguarda i chiodi, potrebbe farvi comodo nella parte mediana qualche lost arrow lungo e qualche knife blade, anche se non sono sicuramente indispensabili.
Abbigliamento:
la parete è in pieno Est e siamo tra i 2300 e i 2800 metri di quota. In luglio, verso le 13 va in ombra (per fortuna). Fate voi.
Cibo:
Porchetta e vino dei colli.

Lungo i tiri sono stati utilizzati fix da 8mm e 10 mm. Tutte le soste sono attrezzate con 2 fix di cui almeno uno da 10 mm e i dadi sono stati tutti stretti.
Le soste per calata sono dotate di maglia rapida.
Difficoltà:
6c/A1 (l'artif. su chiodi è rimasto attrezzato, quello su dadi e friends ovviamente no).
Tempo di percorrenza:
non si è in grado di dare una stima valida, dipende ovviamente dal livello.
Una cordata veloce che utilizza una tecnica "molto classica", cioè non si fa troppi problemi su chiodi da tirare, libera sì, libera no, dovrebbe farcela in giornata compresa la discesa (a fine giugno con le giornate lunghe). Ricordarsi di portarsi la pila frontale. Se ci si mette a provare i tiri in libera, ce ne sono due che sembrano parecchio duri, mettete in conto un bivacco che è consigliabile sulla cengia erbosa mediana.
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Non che sia particolarmente comodo ma almeno si riesce a stare seduti su morbide zolle erbose ed a distendere le gambe.
Non servono amache, portaledge o roulotte.
Se il vostro limite è il 4b il tempo è ragionevolmente calcolabile in 18 giorni.

Utilizzando la scala di valutazione UIAA potremmo valutare complessivamente la salita TD senza urtare la suscettibilità di nessuno e per non vantarsi troppo.
Potrebbe essere un TD+?
Boh, vai a saperlo. La roccia è ottima, durante l'apertura non è stato mosso un sasso, per cui rischi di caduta pietre nullo. La chiodatura più che buona prevalentemente a fix. In caso di cambio improvviso del tempo la calata è sempre possibile. Veloce nella parte inferiore, un poco più complessa se si è già nella parte finale in quanto il collegamento di due soste richiede calate molto diagonali.
Quindi per tutti questi motivi e dato che stiamo parlando di una via moderna, quasi sportiva, anche se in ambiente (strepitoso) ma a quota quasi escursionistica non possiamo certo considerarla alla stregua di una via classica con protezioni tradizionali, siam mica alpinisti!
Attacco:
placche appoggiate a dx della grande fessura che incide lo zoccolo, una decina di metri sotto il grande sasso quasi addossato alla parete.
Relazione:
L1 - in verticale fino al primo fix su placca lavorata, poi si traversa a prendere un tettino [6a+] che si segue verso sx fin dove scompare. Dritto zigzagando sulla placca sovrastante [5c] fino in sosta su un terrazzino sul bordo sinistro della placca. Sosta 1 - 6a+, 50 m, 6/7 fix.

L2 - a dx sempre per placca fino in sosta su una cengetta erbosa. Sosta 2 - 5c/6a, 45 m, 5/6 fix.
L3 - a sx a rinviare un fix su una placchetta uscendone a destra sul grandi zolle erbose che si seguono lungamente verso sx fin contro la parete (1 fix, sosta possibile) traversare quindi orizzontalmente a sinistra risalendo poi verso il filo di un crestone erboso dove si sosta alla base di uno speroncino (1 fix). Sosta 3 - Passi di 5a, 60/70 m, 2 fix.
L4 - risalire lo speronino, poi una rampetta erbosa verso sinistra porta ad un diedro [attenzione ad alcuni blocchi mobili] con 2 fix da integrare fino a rimontare una cengia erbosa [corda fissa dalla sosta]. Sosta piacevolmente situata in un bellissimo giardino botanico. Sosta 4 - 5b, 30 m, 2 fix + corda fissa.
L5 - salire la placchetta fessurata [ch] sovrastante la sosta fino alla fessura [fix] di fondo del diedro. Seguirla [3 ch] fino ad un fix alla cui altezza traversare a sx oltre uno spigoletto per prendere una fessura che si segue fino ad un piccolo pulpito [fix]. seguire la sovrastante fessura [utile uno 0,5 BD per l'A1] fino alla sosta [3ch+fix]. Sosta 5 - 6b+/A1, 30 m.
L6 - salire il diedro [2ch+fix] e la successiva fessura [2ch+fix] fin dove questa svanisce [fix]. superare la breve placchetta [fix] verso dx puntando ad una lama. risalirla e, verso dx seguendo una fessura cieca[fix], rimontare un terrazzino. seguire il vago piastrino sulla dx fin sotto ad un tettino che si aggira sulla dx per poi tornare a sx alla sosta su un ballatoio. Sosta 6 - 6b/A1, 45 m.

L7 - aggirare verso dx la pancetta sopra la sosta [fix] e traversare verso sx in leggera discesa [ch] fino ad una rampa erbosa ascendente verso dx. risalirla [ch+fix] fino alla sosta su comoda cengia. Sosta 7 - 6a - 15 m.
L8 - traversare a sx su esile cengia erbosa [ch] fino ad una evidente lama. Risalire questa ed il sovrastante diedro fessurato [2ch+fix] fino ad una cengetta sulla sx [fix]. Risalire la placchetta sulla sx fino a prendere le lame rovesce che si seguono verso dx fino ad una breve rampa erbosa fessurata [ch] che porta ad una grossa zolla erbosa [fix]. Aggirare la zolla verso sx per prendere il breve diedrino sovrastante al cui termine [fix] si traversa a sx in placca [fix] fino ad una scomoda sosta su gradinetto Sosta 8 - 6a+/A0, 50 m.
L9 - salire la placchetta lavorata [fix] sovrastante la sosta verso dx fino ad una grossa cengia. seguirla verso dx [fix] fino ad entrare in una rampa-diedro erbosa. Salirla fin sotto ad un grande blocco incastrato che si supera a sinistra[o sotto!!!] sostando subito sopra il blocco in una comoda nicchia. Sosta 9 - 5c, 25 m.
L10 - In orizzontale traversare a dx oltrepassando un grosso dente staccato. Proseguire sull'esile cengetta seguente fino ad una grossa fessura-diedro [fix]. Seguire questa, superare uno strapiombo che immette in un diedro-camino obliquo [fix] chiuso al termine da robuste zolle erbose verticali. che portano alla grande cengia mediana. Sosta 10 - 6b/A0, 30 m.
L11 - Spostarsi sulla cengia fino al centro (dove inizia diventare rampa). Raggiungere lame e fessure che portano (ch) in diagonale verso sx in un diedro con fessura superficiale che si segue fin quando svanisce (possibile sosta) in placca. 5 o 6 m. portano ad una nicchia dalla quale si esce a destra per una fessura cieca al cui termine si sosta scomodamente appesi su un pulpito molto esposto. Sosta 11 - 6c/A0, 50 m., 16/17 fix.

L12 - Seguire i fix inizialmente verso sx fino a prendere un primo tettino. Superarlo sulla dx e giungere sotto un secondo tettino, traversare verso dx seguendo la fessurina fino in sosta su un terrazzino spiovente pieno di funghi. Sosta 12 - A0, 25 m, 12 fix.
L13 - seguire la fessurina iniziale e traversare successivamente a dx seguendo i fix fino ad una fessura che si segue fino ad una possibile sosta molto scomoda. Da questa tornare leggeremente verso sx seguendo la continuazione della fessura fino ad una sosta comoda su un'esile gradino. Sosta 13 - 6b/A0, 50 m, 16 fix.
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L14 - Superare il muretto sovrastante [fix] e traversare facilmente a sx su un'esplosione di funghi fino ad un'evidente diedro [fix]. Salirlo, uscirne per piccolo strapiombo verso sx e per placchetta fessurata arrivare ad un comodo terrazzino dove si sosta. Sosta 14 - 6b/A1, 40 m, 7 fix.
L15 - Prendere la rampetta erbosa sovrastante la sosta e seguirla verso dx fino a dove questa incontra un diedro [fix], seguirlo sul fondo, poi sulla sua faccia dx fino a fessura orizzontale sotto ad uno strapiombo. Traversare a sx con la fessura, aggirare uno speronino rimontandolo subito dopo verso dx e poi diritti per placche fessurate fino ad una sosta comoda su terrazzino poco sotto un enorme tetto. Sosta 15 - 5c, 45 m, 5 fix.
L16 - dritto per fessura fin sotto il tetto [fix]. occhio ad un grande masso mobile esattamente sotto il tetto vicino al fix. traversare verso dx uscendo dal tetto ed entrando in un diedro dx del tetto. Salirlo uscendo a sx sopra il tetto [fix]. Proseguire per placchette facili e cenge erbose diagonalmente verso sx fino alla cresta dove si sosta sul bordo sx di un grande pilastro. Sosta 16 - 6a+, 50 m. 2 fix.
Sulla destra del pilastro entrare in una sorta di grotta (attenzione ai blocchi) che in pochi metri fa sbucare sulla cresta che porta, seguendola lato Val Torrone, facilmente in vetta. 90/100 mt, max III

Discesa:
Ripercorrere tutta la cresta a ritroso fino a ricongiungersi alla S 16.
1 doppia da S16 a S15 - 50m
2 doppia da S 15 a S 14 - 50 m
3 doppia da S 14 a S 12 - 50 m - discesa complicata. Per essere sicuri di raggiungere la S12 bisogna rinviare la doppia fin quasi alla S13 e qualche rinviaggio nel 12 tiro. Il divertimento è per il secondo che scende, nel momento in cui toglie l'ultimo rinvio, parte per un lungo giro panoramico delle placche sopra la testa del compagno in sosta.
4 doppia da S12 a S10 - 55m cengia mediana
5 e 6 doppia - da S10 calarsi sotto la sosta fino a sosta intermedia fuori via(40m circa). Dalla sosta intermedia altra doppia da 40 m per arrivare alla S 7. Entrambe queste doppie sono in diagonale. Leggermente la prima. Con la seconda calata scendere diritti (poco consigliabile provare a scendere diagonalmente) fino in pratica all'altezza della S7 a circa 10 metri da questa. Poi divertirsi a prenderla.
7 doppia - da S 7 a S 5 - 50 m
8 doppia - da S 5 a S 3 - 60 m
9 doppia - dalla S 3 conviene fare a ritroso il 3° tiro (scendere qualche metro e poi traversare sulle facili balze erbose fino a raggiungere una sosta con anello alla base della parete) 20m circa.
10 doppia - dalla sosta intermedia calata fino alla S2 - 30 m
11 doppia - dalla S2 alla S1 - 45 m
12 doppia - dalla S1 planare a terra - 50m.
Per tutta la discesa, per due persone, calcolare almeno 3 ore se fluida e senza intoppi.
THE END











